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Enzo Coppini

Schermata 2016-06-09 alle 11.05.58Per dire della sua dimensione di corridore, Enzo Cop­pini seppe conquistarsi quella che è considerata la vera consacrazione dai tifosi e sportivi: il soprannome. Così in quel quadriennio che tutti considerano l’Epoca d’oro del Ciclismo Mondiale (1946-1950) la nomenclatura ciclistica vide aggiungersi ai vari “Campionissimo” (Coppi) “L’uomo di ferro” o “Ginet­taccio” (Bartali), “Il leone delle Fiandre” (Magni), “Testina di vetro” (Robic), “L’angelo biondo” (Koblet), “Ferdy il cavallo” (Kubler), “La Freccia Siciliana” (Cor­rieri), “Il Cit” (De Filippis) ecc…. “Il Morino di Prato” alias Enzo Coppini, per distinguerlo dall’altro celebre “Morino”, Olimpio Bizzi di Livorno, con cui aveva in comune i ricciolini ribelli, la pelle scura ed un caratte­rino estroso, fantasioso e bizzarro.

Sono tutte accentrate nel biennio 1945-1946 le vit­torie più belle e apprezzate della carriera di Coppini, a cominciare dal Giro d’Italia 1946 corso con brillan­te determinazione e chiuso al 14° posto della classi­fica generale (3° della categoria esordienti), la 1° Coppa di Liberazione “Lanciotto Ballerini” svoltasi a Campi Bisenzio nel 1946 e la “Petite Ronde de France”, antesignana del Tour de France, ove ebbe la soddisfazione di spalleggiare e aiutare il concittadino Giulio Bresci, autentico mattatore della gara con 2 vittorie di tappa e il trionfo nella classifica finale. Coppini, tra l’altro, ebbe la soddisfazione di staccare (oppi in salita nella Milano-Torino 1945, ma fu 2° sul traguar­do dietro il Romagnolo Vito Ortelli. La cosa non poteva passare inosservata, ed emissari della Casa Bianchi di Fausto Coppi, avvicinarono il protese per sondare la sua disponibilità a trasferirsi.

Schermata 2016-06-09 alle 11.06.25Enzo Coppini non seppe rinunciare ai legami affettivi che lo legavano a dirigenti e compagni, di squadra della Benotto, declinò l’offerta della Bianchi ma probabilmente incorse in un errore professionale che orientò la sua carriera versi esiti non esaltanti e comunque non pari alle aspettative che il promettente esordio nel professionismo aveva fatto intravedere. Nel 1947 Coppini aveva di fronte a sè ancora 5 anni di carriera (tra cui 3 Giri d’Italia e 1 Tour de France) durante i quali però riuscì a vincere in una sola occasione: 1949 al Grand Prix International di Algeri. Cessata l’attività agonistica nel 1951, primo in Toscana inventò il ciclismo amatoriale gestendo in proprio come squadra “Coppini”, formazioni di dilettanti, prima e di amatori poi, riuscendo a conquistare per due , volte il titolo di campione italiano a squadre. Leorco Guerra, Direttore Tecnico delle squadre EMI, FAEMA e VOV, chiamò Enzo Coppini come suo braccio destro durante gli anni ’58/’59/`60. Oltre ai successi conseguiti fu proverbiale la conquista della maglia rosa da parte di Charlie Gaul a due giornate dalla conclusione del Giro, togliendola a Jacques Anquetil, pareva sicuro vincitore. Era l’edizione 1959. Che Enzo Coppini conservi questo strano mix di fascinoso personaggio è dimostrato dal ruolo affida-.ogli in TV nello sceneggiato “Il grande Fausto”, ove
Giro d’Italia ’59. Da sinistra: Coppini alla guida dell’Ammiraglia della casa EMI vincitrice del Giro con Charlie Gaul, in piedi il direttore sportivo cavalier Learco Guerra, dietro da sinistra un commissario di gara a bordo e il famoso meccanico Ottusi.
Enzo Coppini oggi, insieme agli amici davanti al suo negozio.
Coppini interpetra il ruolo del grande Pinella (Pinza d’oro) meccanico della Bianchi, a fianco di Ornella Muti (Dama Bianca) e Sergio Castellitto (Fausto Coppi).